To die, to sleep. To sleep, perchance to dream
C'è una frase di Heidegger, in Essere e Tempo, che ha la densità di un blocco di granito. Va letta lentamente, forse due volte, forse tre:
«Poiché l'anticipazione della possibilità insuperabile apre, nel contempo, alla comprensione delle possibilità situate al di qua di essa, essa porta con sé la possibilità dell'anticipazione esistentiva dell'esserci totale, cioè la possibilità di esistere concretamente come poter-essere totale.»
Lo so: come spesso accade con Heidegger, sembra scritta per non essere capita. Eppure, sotto la crosta terminologica, dice qualcosa di una semplicità brutale. Provo a tradurla così: il pensiero della morte — l'anticipazione della possibilità insuperabile — rende veramente possibili le nostre possibilità.
Ciò che ci raccontiamo
Normalmente viviamo in modo inautentico. Viviamo per lo più immersi nel «Si» — si fa così, si dice così, si rimanda così — e in questo modo le nostre possibilità restano possibilità solo teoriche. Cose che potremmo fare o essere. Cose che faremo, o saremo, forse, un giorno.
Espressione pericolosa: «un giorno…».
La possibilità che apre le altre
La morte non è un evento tra gli altri. Non è l'ultima voce della lista. È la possibilità insuperabile: quella oltre la quale non c'è nessun'altra possibilità.
Perciò il pensiero di lei conferisce valore a tutte le altre possibilità.
Se accogliamo davvero il pensiero che moriremo — come fatto che ci riguarda — qualcosa cambia nella qualità delle altre possibilità. Diventano nostre. Smettono di essere cose che potremmo fare, o essere, in un futuro indefinito — ma tutto sommato con una importanza limitata, confrontate con la quotidianità asfissiante — e diventano cose che possiamo fare o non fare, ma non più considerare secondarie rispetto al «si deve pur vivere» e tutto ciò che esso comporta.
Le possibilità che prima spaventavano — amare, dire la verità, partire, iniziare — di fronte alla possibilità insuperabile, smettono di spaventare.
Esistere come totalità
Heidegger parla di «esistere concretamente come poter-essere totale». Tradotto dal tedesco filosofico: vivere prendendo in carico la propria vita intera, non a pezzi, non a rate, non un giorno alla volta sperando che il conto torni alla fine. Anticipare nel pensiero la morte significa smettere di vivere a credito del futuro.
Il pensiero della fine fa il suo lavoro: rende reali le possibilità che prima erano solo teoriche, solo sterili sogni ad occhi aperti.
Forse accettare che la propria esistenza abbia una forma finita è la condizione di ogni scelta autentica.